Dott. Renzo Zambello
Medico psicoterapeuta Milano

Guestbook di psicoterapia

 Domande al Dott.Zambello
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 N°: 945
 Data: Venerdi
13:17
30.07.2010
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Buongiorno Dott.Zambello, forse la mia richiesta le risulterà bizzarra ma ho proprio bisogno di un suo parere. Ho 31anni e genitori separati da ben 23. Loro non si ignorano, si odiano, e dopo 23anni lo trovo alquanto ridicolo. Mia madre da 15 anni ha un altro compagno e mio padre non ha ancora accettato la cosa. Se si incontrano (i miei) anche sullo stesso marciapiede non si salutano nemmeno. ORa sono in dolce attesa e presto con l'arrivo del primo nipotino immagino che si dovranno incontrare prima o poi..in ospedale piuttosto che al battesimo. Mio padre non vorra' venire in presenza del compagno di mia madre e mia madre non vorra' certo rinunciare al suo compagno storico. Morale..non so come affrontare la cosa. Credo che dopo anni di guerra siano ridicoli e non ho intenzione di farmi condizionare un giorno di piu la vita dai loro stupidi capricci. Credo che sia giusto che il compagno di mia madre sia presente (del resto se fossero sposati e/o con figli non potrei certo lasciarlo a casa, oltretutto è una persona squisita) ma di certo non mi rallegra il mettere in imbarazzo mio padre.
Chiedo..posso impuntarmii con fermezza visto che la festa sara' la nostra e dettare le mie regole? psicologicamente parlando quale sarebbe secondo lei la soluzione migliore per arrecare meno danni possibili? e inoltre, le pare possibile che due genitori si comportino in questo modo assurdo facendo ruotare il mondo intorno ai loro capricci? son proprio stufa.


Risposta del Dott.Zambello:
Gent.ma Laura,
sa cosa c'è, non direi di bizzarro ma, indicativo? Il suo comportamento , suo di lei, nei miei confronti. Mi scrive per dirmi che non ha bisogno di me e già la cosa é un po' strana e poi mi fa ben tre domande.
Sia chiaro, non la sta rimproverando, questo é il mestiere che mi sono scelto ma vorrei dimostrarle come in lei, e forse in tutta la sua famiglia ci sia un linguaggio alterato.
Tornando a lei, con tutte le cose belle che si possono fare a fine luglio e alla fine della sua gravidanza sente la necessità di andare in internet, cercare uno psicoterapeuta, poi mi scrive ma, nega di aver bisogno. E' come il linguaggio "ammalato" dei suoi genitori. Sono separati da 23 anni, hanno una loro vita ma continuano a interessarsi l'uno dell'altro fino ad odiarsi. Ma che separazione é questa se dopo 23 anni ancora si controllano? C’é in loro qualcosa di morboso, ammalato che continua a tenerli uniti e ammalati.
Lei può fare poco per i suoi genitori, se vogliono, se saranno capaci, cresceranno. Non é compito suo. Può però fare una cosa, abbandonare il "doppio linguaggio" e dire a loro: la festa é il giorno tale, siete tutti invitati. Se venite mi fate piacere, se non venite sono problemi vostri. Stop. Dice il Vangelo: il vostro linguaggio sia: si, si, no, no.

 N°: 944
 Data: Giovedi
22:46
29.07.2010
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Buongiorno dottore, le scrivo perchè sono in piena crisi e non so come affrontare la situazione, il mio ragazzo soffre di disfunzione erettile da sempre solo che a me non aveva raccontato tutta la verità quando ci siamo conosciuti, ho cercato di aiutarlo suggerendogli di rivolgersi ad uno specialista, ma lui non ha fatto nulla per paura, così ho dovuto fare tutto io,prenderlo,portarlo comprargli le medicine, gli è stata prescritta una trapia con farmaco levitra ma con risultati pari a zero se non quando prendeva il farmaco, ora dopo averlo minacciato l'ho portato da un altro andrologo che gli ha fatto altri esami e cambiato terapia, solo che questa situazione mi ha letteralmente stancato perchè oltre a non sentirmi minimamente appagata come donna ho duvuto praticamente affrontare la situazione io come se il problema fosse mio mentre lui niente, quando comunque già avevo tutti i miei problemi visto che l'inizio della gravidanza non mi ha permesso di stare molto bene, attualmente non so più se lo amo ancora e non mi va più di avere rapporti sessuali con lui, non so come gestire la situazione e ho paura di fare la scelta sbagliata visto che sono al 5° mese di gravidanza. secondo lei come mi dovrei comportare? Grazie.

Risposta del Dott.Zambello:
Gent.ma Signora Cinzia,
lei sa già cosa deve fare: portare a termine nel miglior modo possibile la gravidanza. D'altra parte come coppia avete comunque raggiunto, almeno per il momento, un risultato: lei non ha più voglia di far sesso con suo ragazzo e lui forse, per motivi che non conosciamo, ne ha sempre avuta poca. Risultato momentaneamente accettabile, non le pare?

 N°: 943
 Data: Giovedi
11:50
29.07.2010
Mozilla/4.0 (compatible; MSIE 8.0; Windows NT 5.1; Trident/4.0; GTB6.3) 151.58.40.73 (151.58.40.73) fabbry
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Buongiorno dott. Zambello.
Il quesito che le rivolgo è il seguente:
Premetto che soffro di disturbo paranoide di personalità.
Sono in terapia analitica da tre anni (1 seduta a settimana, sdraiato sul lettino) eppure ancora alcuni giorni ho momenti di sconforto, di ritiro sociale e di deliri sui rapporti interpersonali. Mi chiedo se dopo tre anni di analisi è normale che abbia ancora dei momenti bui, o è il caso di cambiare terapia?


Risposta del Dott.Zambello:
Gent.mo Signor Fabbry,
lei é così chiaro con se stesso che non posso fare altrettanto anche io. Il suo disturbo richiede una analisi molto più lunga di tre anni. Forse, ma lo deve valutare lei con il suo terapeuta, una seduta alla settimana potrebbe essere pochino.

 N°: 942
 Data: Giovedi
00:01
29.07.2010
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Grazie Dott, per la sua risposta gentilissima. In tal proposito ho letto, vorrei sapere se è d'accordo, che per i disturbi come attacchi di panico in genere il professionista in questione non cerca tanto di indagare sul passato del paziente e quindi sulle possibili cause quanto sull'elaborazione dell'avvenimento in se' e il cercare di vincerlo. E' giusto secondo lei?
Io sono stata da uno psicologo per parlare di questo disturbo ma la sua terapia consisteva nel farmi ripercorrere tutta la mia vita (separazione dei miei, rapporto con mio padre..ecc) ma dopo sedute e sedute la mia condizione non è affatto migliorata.
Non mi sento portata a terapie "invasive" con assunzione di farmaci ma puo essere che essendo ignorante in materia sbagli. Ora quando sento arrivare un malore, anzichè combattere cerco di "accoglierlo" x cosi dire. è come se gli dicessi..ok, son qui, vieni e poi che sei venuto che vuoi che succeda?
forse è un po' ridicolo il mio atteggiamente e forse non mi portera' da nessuna parte, non so. secondo lei è possibile uscirne senza essere seguiti da un professionista? mi illudo cosi facendo?


Risposta del Dott.Zambello:
Gent,ma Maya,
lei da chiare indicazioni di che tipo di terapia lei cerca: la terapia cognitivo-comportamentale.
Il suo terapeuta forse ha un'altra formazione. Ne cerchi uno che abbia la formazione che le ho detto: cognitivo-comportamentale. Lasci stare le “cose sa fare da sola”. E’ come se lei vestisse degli “abiti” comportamentali, sul momento le servono e poi? Rischia di trovarseli addosso altre cose inutili

 N°: 941
 Data: Mercoledi
13:28
28.07.2010
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buongiorno, sento dire spesso che gli attacchi di panico e ansia non portano allo svenimento finalein quanto scatenano tachicardia che non permette al corpo di "collassare" (tanto che sento dire che molte persone che ne soffrono si consolano dicendosi che cmq non possono svenire)è vero secondo lei? Io sono svenuta dopo un episodio strano e mi è stato detto che poteva trattarsi di un attacco di ansia o panico ma a quanto leggo non è cosi.
Inolte vorrei sapere se gli attacchi di panico e quelli di ansia sono da considerarsi la stessa cosa.
Grazie mille!!


Risposta del Dott.Zambello:
Gent.ma Maya,
da tempo si diagnostica un disturbo di panico con o senza agorafobia con l'aiuto dei cosiddetti criteri diagnostici del DSM IV il manuale diagnostico per i disturbi psichici. Questi criteri sono per lo più frutto di" studi a tavolino", in cui vengono presi come indicativi alcuni segnali che sono statisticamente accoppiati a questo disturbo. Gli attacchi di panico sono classificati come disturbi d'ansia. Per la verità tra i sintomi degli attacchi di panico non vi é lo svenimento. Tutto questo, per lo psicoterapeuta ha poca importanza clinica, lui, non é interessato al sintomo e alla sua manifestazione ma alla causa che é psicologica.
Uno ci può credere o meno. Se ci crede, deve cercare di capire ed elaborare quello che "simbolicamente" si presenta nell'attacco, Se, invece crede, come fa Sorrentino che é solo una questione biologica, deve cercarsi un bravo psichiatra e cercare di prendere le medicine giuste.

 N°: 940
 Data: Mercoledi
08:27
28.07.2010
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Dottore ma lei é un prete? Cita spesso Il vangelo, Dio. Io credo che lei sia un prete o lo sia stato. Mi piacerebbe che lei mi rispondesse.

Risposta del Dott.Zambello:
Gent.mo Signor Nando,
non sono un prete, non lo sono mai stato e tanto meno sono un teologo. Per la verità ho anche scarse frequentazioni con la gerarchia ma, questo non é importante. Mi considero un uomo religioso e faccio i conti con l'archetipo Dio che é dentro di me. Conosco abbastanza bene la Bibbia é lo considero il "libro" in cui si é sedimentata la saggezza di millenni della nostra storia e della nostra psicologia. Forse, se ci trovassimo in un paese musulmano faremmo la stessa cosa con il Corano o con i Veda se fossimo in oriente ma siamo qui, in occidente e respiriamo mangiamo beviamo di questa acqua, aria, cibo. Questa è la nostra storia e li, nella Bibbia e anche nella tradizione Cattolica c'é veramente tutto.

 N°: 939
 Data: Martedi
18:08
27.07.2010
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ciao genti.mo dott.Zambello.secondo lei ce qualche modo per diventare coraggiosi,o ha ragione Sorrentino che paragona il cervello di chi ha attachi di panico con i camicasi(estremisti) cioe il loro cervello(funzione chimica) e lopposto di quelli che soffrono di dap.logicamente d6vrebbe esser cosi,ma non stimo e non voglio stimare le sue 'ricerche'per il semplice fatto che non da importanza alla psicoanalisi,anzi sottovaluta.e da importanza ai farmaci dicendo che non dano effeti colateralli,quando non e assolutamente vero.dice che il dap e una malatia del cervello e si guarisce con i farmaci.secondo me se e una malatia non si puo guarire con i farmaci,ma si,si puo curare va bene,questo si prender per tutta la vita.e il primo che ha filmato un att.di panico,secondo me non e una cosa straordinaria,e normale che in quei momenti qualcosa va oltre il normale nel cervello.e come se un cardiologa dice ho registrato una frequenza di 200 in ecg durante un att.di panico.cmq non volendo mi son concretizzata piu su sorentino che sulla mia domanda?stimo tanto lei e vedo sempre le sue risposto.le sarei grata di una sua risposta.e che cosa ne pensa.grazie cordiali saluti.a presto

Risposta del Dott.Zambello:
Gent.ma Melissa,
Sorrentino, Neuropsicologo, ripete ormai in maniera ossessiva, ovunque la stessa cantilena: il cervello si ammala e ci manda falsi segnali e noi possiamo solo "riequilibrare" la situazione con dei farmaci "buoni". Chiaramente non credo proprio a niente di tutto ciò, è una interpretazione volutamente parziale dell'evento. Voglio dire, é possibile, anzi é sicuro che durante un attacco di panico il paziente abbia dei segni di funzionamento anomalo di alcune parti del suo cervello, ad esempio l'amigdala. E' possibile che nella depressione ci siano delle anomalie nella captazione della serotonina. Cioè, é vero che si possono registrare tutte queste alterazioni neurologiche ma possiamo chiederci, da medici, questa é l'eziologia o la patologia? E’ la causa o la conseguenza? Per me che faccio lo psicoanalista, questa è la manifestazione del disagio, la conversione in organo, la causa sta altrove. Ciò non significa che non devo prendere in considerazione i farmaci, anzi, a volte non sono solo auspicabili, sono obbligatori. Pensiamo ad esempio a patologie cardiache su base psico-somatica, molti casi di ipertensione. A nessuno credo, verrebbe in mente di dire ad un paziente che soffre di ipertensione essenziale che non deve fare la terapia. Penso che l'ansia generalizzata, nelle prime fasi degli attacchi di panico, molte depressioni, vadano curate anche farmacologicamente, sapendo che lavoro “ solo “ sul sintomo. Il farmaco aiuta a diminuire il coinvolgimento fisico ed evitare che si instaurino meccanismi cronici ma, se voglio capire, rimuovere la causa, devo andare altre, devo chiedere alla psicoanalisi. Ho scritto psicoanalisi e non psicoterapia, volutamente. Perché ad esempio, la psicoterapia cognitivo comportamentale, aiuta sicuramente, é una risposta terapeutica valida ma, non si pone il problema delle cause iniziali, affronta solo ciò che é già uscito dalla testa, il black box, come la chiamano loro e lavorano sui comportamenti.

 N°: 938
 Data: Martedi
16:46
27.07.2010
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egregio dott.Zambello. Perche certa gente e maledetta e destinata a vivere in panico con la paura della morte.la vita e bellissima.invece noi 'malati'non lo possiamo godere.e come se non bastasero queste insoportabile paura,stano capitando tante cose naturali maremoti e altro che sembra che i maya abbiano ragione.che grandissima paura.cosa ce che non va nel nostro cervello dottore?non ce un rimedio?aspetto con ansia la sua risposta

Risposta del Dott.Zambello:
Gent.mo Signor Piero,
lei mi pone delle domande alle quali non so proprio rispondere. Non lo so perché al mondo ci sia gente che appare più fortunata di altri. Non so perché ci sia il male. Credo però alla parabola dei talenti, se la ricorda? Ci sono quelli che hanno un talento, altri due, altri tre ma, a tutti, é chiesto di raddoppiarli. Dietro le sue riflessioni c’é la perdita della speranza, di uno scopo nella vita. Lei fa fatica a vederlo ma questo è insito in noi stessi, é parte di noi, anche in colui che ci appare come il più povero, il più sfortunato, direbbe lei. Ha mai provato ad andare in ospedale pediatrico? Mi creda, veramente li ci sembra di toccare la sfortuna "l'ingiustizia". Spesso ci si chiede perché, che senso ha? Eppure, ciò che quei bambini possono dare, fare, comunicare, é unico e irrepetibile. Chi ha avuto la fortuna di frequentare un bambino diversamente abile, a qualsiasi livello egli sia, sperimenta sempre un capolavoro di amore.
Certo, poi, dobbiamo fare i conti con la quotidianità, con le nostre piccole e grandi nevrosi ma, se abbiamo dentro un senso, un progetto, troveremmo sicuramente come superarli.
Lasci stare i Maya e il 2012. Ma non si ricorda, dieci anni fa, il 2000, quante catastrofi erano state previste? Non è successo niente, sono passati pochi anni e già ci risiamo. Perché? Perché siamo tentati di fuggire, difenderci, dietro pensieri distruttivi piuttosto che affrontare quotidianamente la nostra “piccola” realtà e tentare di far fruttare i nostri talenti. Li è l’amore.

 N°: 937
 Data: Martedi
00:00
27.07.2010
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gentile dott.Zambello.ho sofferto di dap e ogni tanto qualche attaccho di panico(non completo)mi ricorda che e sempre li e mi fa visita ogni tanto per ricordarmi che non sono guarito...a volte mi colpiscono attachi di ansia.so anche di portare asieme a me dei comportamenti ipocondriaci.altre volte una lieve depressione.Sembra strano di soffrire da tutto(per uno che e ignorante nella psicologia) ma io la stimo in generale ma sopratutto per una sua risposta dove scriveva sulla Qualita e la Quantita dei disturbi psicologici.mi e piaciuto veramente tanto quell suo comento. Cmq dottore oltre a tutto cio a volte il pensiero della morte e cosi intenso che mi ha fatto dubbitare della tanatofobia.(Questa parte e importante e fa parte della domanda che le voglio fare)ma come per paradoso io mi comporto come se non mi succedera mai niente per ess.non smetto di fumare anche se so che fa male,e la cosa strana e che facio fatica a credere che un bel giorno potro amalarmi dei polmoni da tutto questo fumo.ho 32 anni e ho cominciato a fumare al eta di 15.pensiero strano pero di uno che nei momenti di panico pensa alla morte iminiente.delle volte quando facio un po fatica a respirare dico che faro di tutto a smettere di fumare ma dopo appena passa non ci penso piu.stessa cosa con gli attacchi di panico.insoma caro dottore ce questo forte dualismo o paradoso nel pensare e fare.secondo lei di cosa si tratta,incoscenza-mancanza di responsabilita?nòn so se ce qualcos altro che volese sapere su di me per aiutarla nella sua preziosa risposta.grazie anticipatamente

Risposta del Dott.Zambello:
Gent.mo Signor Pepino,
Freud in “ Al di là del principio del piacere” riteneva che il conflitto psichico fosse determinato dalla tensione originaria tra i due principi opposti: Eros e Thanatos. Egli pensava che non fossimo solo soggetti ad una pulsione vitale (Eros) ma ve ne fosse una la cui meta non è l'arricchimento della vita ma il raggiungimento della morte. E. Fromm la metteva invece su un piano di responsabilità e "colpa" personale e diceva che ogni essere umano si trova nelle condizioni di poter scegliere tra due alternative: amare la vita (biofilia) e cercare in tutti i modi di conservarla, cioè essere governati da un istinto di vita, o amare la morte (necrofilia) e distruggere la propria esistenza e quella altrui, cioè essere governati da un istinto di morte.
Personalmente non credo che siamo totalmente impotenti rispetto alle forze primarie, né che abbiamo “colpe” rispetto ai nostri limiti. Credo che la nostra “vocazione” sia una continua lotta a sgusciar fuori dalle briglie primarie nel tentativo che durerà tutta la vita, di diventare noi stessi, oltre la nevrosi.

 N°: 936
 Data: Lunedi
15:14
26.07.2010
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gent.mo dott Zambello sono un uomo di 40 anni che non ha ancora fatto sesso, mi dichiaro omosessuale ma in realtà non mi eccito quando vedo un uomo nudo. non mi eccito neaanche con una donna o un cane eppure ho delle belle erezioni mattutine. cosa posso fare per aver desiderio? potrei parlarne con lei o un suo assistente?

Risposta del Dott.Zambello:
Gent.mo Signor Stefano,
credo che lei abbia un "blocco" relazionale molto antico. Probabilmente la sessualità non centra niente, é solo una spia che le evidenzia questa sua precoce difficoltà.
Certamente una psicoterapia la potrebbe aiutare. Ricomincerò, dopo le ferie, il lunedì 6 settembre.

 N°: 935
 Data: Domenica
23:10
25.07.2010
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egregio dottore,
sono un 50enne scapolo gratificato dal proprio lavoro ma questo non mi basta. Cerco fuori dal lavoro di inserirmi nella vita pubblica ma senza riuscirci xchè i partiti e le associazioni sono delle caste in cui è difficile entrare (soprattutto se cerchi di non essere un idiota). Cerco nelle chat attraverso contatti di trovare compagnia ma non si riesce a concretizzare per tante ragioni (le distanze, l'inaffidabilità di molti ect.). Trovo ancora rifugio nella mia famiglia d'origine ma i miei genitori sono anziani e non possono offrirmi gli stimoli di un amico o di una compagnia. Mi rivolgo al Signore (essendo un credente) che ritengo mi abbia aiutato in altre situazioni ma sembra assente in questa fase della mia vita. Non so se lei in queste poche righe possa trovarmi uno spiraglio per uscire da questo circolo chiuso.
Grazie dottore


Risposta del Dott.Zambello:
Gent.mo Signore,
ho l'impressione che lei confonda quelli che sono dei bisogni affettivi e sessuali con quello che é il ruolo sociale. A cinquanta anni uno "deve" stare bene con se stesso. Dovrebbe non aver più bisogno di supporti esterni per sentirsi inserito nella società. Ciò non significa che la vita dell'adulto sia come una monade ma, pur consapevole che é parte del tutto, al contrario dell'adolescente e del giovane, l'adulto si riconosce da solo.
Se lei capisse che i suoi bisogni sono affettivi, forse le verrebbe il dubbio di confondere un po' le sue richieste e aspettative.

 N°: 934
 Data: Domenica
14:16
25.07.2010
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Egregio Dott.Zambello.sono un tipo ansioso e come tale reagisco in modo ansioso quando mi ammalo,quando ho la febre e altro.ultimamente mi sento un po stancho a volte senza energia o altro..se mi poteva aiutare con un consiglio o qualche metodo da usare per non cadere in attacchi di paura ma riuscire a reagire come le persone normali,quando hanno un traffredore un po di febre o altro.cordiali saluti e grazie in anticipo

Risposta del Dott.Zambello:
Gent.ma Signor Luca,
se lei é così, non si illuda, non é facile comportarsi diversamente. Ciò non significa che non si possano ottenere dei miglioramenti. Ad esempio potrebbe riconoscere quali sono i vantaggi secondari di questi comportamenti. Per vantaggi secondari intendo tutti "quei vantaggi" legati al comportamento nevrotico che si sono strutturati inconsapevolmente nel tempo. Ad esempio é un vantaggio secondario, per il bambino che non vuole andare a scuola, farsi venire la febbre ed assicurarsi la presenza amorosa della mamma. L'ansioso, come vantaggio secondario, riesce spesso ad assicurarsi un numero di persone, moglie, maamma, parenti, amici etc che in qualche modo "si preccupano per lui". Certamente questi piccoli vantaggi non giustificano il disagio ma, é un meccanismo inconscio che recupera vecchi bisogni. Noi, non possiamo da soli, capire quale sia la genesi delle nostre nevrosi ma, possiamo se vogliamo modificare, rinunciare a queste sovrastrutture.

 N°: 933
 Data: Sabato
17:43
24.07.2010
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Buon giorno dottore,
io non ho mai fatto uso di farmaci perchè non ho mai avuto bisogno,solo che tra ieri ed oggi ho tentato tre volte di fare l’amore con la mia ragazza ed in tutti e tre i casi non sono stato in grado di mantenere l’erezione.. l’ho raggiunta,più di una volta in ogni tentativo,ma non sono riuscito a mantenerla.. è la prima volta che mi capita.. o meglio,mi era già capitato una volta ma è stata solo un’occasione diversi mesi fa.. abbiamo pensato a stanchezza o tensione però non sappiamo.. l’unica cosa diversa dal solito è che ho finito il periodo di esami all’università e che ho utilizzato i fiori di bach per qualche giorno.. mi sa dare qualche consiglio per cortesia??
la ringrazio..


Risposta del Dott.Zambello:
Gent.mo Signor Climber,
il sesso é divertimento, voglia di sperimentarsi, incontrarsi, piacere, gioco. Perché pensa che deve sempre "vincere", che deve andare tutto come pre-fissato, come un esame che per forza bisogna superare.
Non é così. Gli esami gli ha finiti. Il suo corpo glielo ricorda. Si lasci andare, cominci a giocare.

 N°: 932
 Data: Venerdi
17:03
23.07.2010
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Egregio Dottore, la leggo spesso e mi piacciono le sue risposte, le trovo non solo interessanti ma anche utili. Una curiosità, perchè lei scrive ogni uno e non ognuno? Capisco che é forse una domanda sciocca, é solo una mia curiosità. Grazie e complimenti.

Risposta del Dott.Zambello:
Gent.mo Signor Germano,
grazie, perché sbaglio. Per la verità, quando ho iniziato a tenere questo Guestbook e a scrivere qualcosa, lo facevo a ragion veduta. Volevo enfatizzare la parola uno e la scrivevo fra le virgolette. Volevo mettere in evidenza l'uno, come persona e scrivevo: ogni "uno". Forse aveva un senso, non lo so. Poi piano, piano ho "dimenticato" le virgolette e...sbaglio. Purtroppo credo di scrivere un sacco di "strafalcioni" ma, é anche questa una scelta, più o meno discutibile. Tutti i giorni mi arrivano numerose lettere e, oltre al lavoro e diventava difficile seguire tutto. Ho scelto così di rispondere, di dare quando posso ma compatibilmente al tempo che ho. Risultato, non rileggo quasi mai le risposte. Chi sa quante stupidaggini.

 N°: 931
 Data: Venerdi
12:43
23.07.2010
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Dottore, ha letto l'inchiesta di Panorama sull'omosessualità dei preti a Roma? cosa ne pensa?

Risposta del Dott.Zambello:
Gent.mo Signor Francesco,
no, non l'ho letta. Cosa penso dell'omosessualità dei preti? Penso che i preti facciano i conti con la loro libido, sessualità, come tutti gli altri esseri umani. Anche fra loro ci saranno gli omo ed gli etero, come tutti gli altri. Meno male. Anche Gesù era un "vero uomo". C'è il problema storico "del voto di castità". E' un problema che la Chiesa Cattolica prima o poi dovrà affrontare e proprio su un piano psicologico. Dovrà riconoscere che la scelta della sublimazione della libido, é un meccanismo che in alcune persone funziona, in altre no. E, per quel poco che ho capito, non é che le prime siano migliori delle seconde. Sono solo due modi, diversi, di vivere la propria libido. E' vero che la Chiesa sembra porre questa condizione come " Condicio sine qua non" ma, credo che su questo punto non sia proprio sincera con se stessa. Ho l'impressione che se l'applicasse veramente, forse di preti ne avremmo pochi e, non é detto che sarebbero i migliori. Questo é il nodo: vocazione, bisogno di dedicarsi agli altri nella vita religiosa e sessualità attiva.
E' vero anche e una lunga esperienza clinica me lo ha confermato che purtroppo, questa idea della sublimazione della libido, come una scelta "superiore", ha creato un sacco di confusione, non ultima, la fantasia di "sceglierla" in coloro che hanno problemi nevrotici rispetto alla propria sessualità. E' l'inizio dell'inferno psicologico. Mi si dirà: si ma, la formazione in seminario, nei conventi, serve proprio a scovare questi inganni. Siamo certi? Con quali strumenti? Quelli della negazione del problema? E' un fatto ormai inconfutabile che quella strada, non ha portato distante.
Per la verità, a livello mediatico, non so poi sull'articolo che lei Francesco cita su Panorama ma, mediamente, si confonde il grosso problema della pedofilia con l'omosessualità. La pedofilia é una devianza, una patologia, un reato. L'omosessualità é un tipo di sessualità. Per finire, potremmo chiederci: perché fa notizia i preti che vanno con gli uomini e quelli che hanno l'amante donna, o vanno con le prostitute? Perché questi fanno meno notizia, anzi sembrano essere tollerati all'interno della Istituzione Chiesa? Non ha il sospetto che proprio questi differenti interessi mediatici si giochi non solo la credibilità della Chiesa ma, riveli la patologia della società in cui viviamo?
La negazione nevrotica, non fa bene a nessuno, non aiuta a crescere, nemmeno alla Chiesa Cattolica,

 N°: 930
 Data: Giovedi
19:45
22.07.2010
Mozilla/4.0 (compatible; MSIE 8.0; Windows NT 6.1; WOW64; Trident/4.0; GTB6.5; SLCC2; .NET CLR 2.0.50727; .NET CLR 3.5.30729; .NET CLR 3.0.30729; Media Center PC 6.0; InfoPath.1; OfficeLiveConnector.1.5; OfficeLivePatch.1.3) 93.36.119.36 (93-36-119-36.ip60.fastwebnet.it) Antares
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Salve dottore, ho 22 anni e sono di Bari. Ho una relazione insieme ad una ragazza da due anni. Per quanto riguarda i rapporti sessuali lei è stata la mia prima ragazza invece per lei sono stato il terzo. A circa un anno dall’inizio del nostro rapporto ho cominciato ad avere incubi sui suoi ex ma in particolare sul primo. Avevo in mente sempre il suo primo rapporto sessuale e immaginavo tutto, ciò mi portava a stare male. Da quel momento, capita spesso di fare pensieri del genere ed entro letteralmente in crisi..provo ansia, rabbia e tanta tristezza. Per riprendermi devo necessariamente distrarmi oppure, spesso, ho bisogno di isolarmi anche perché divento asociale e cinico (inoltre sono introverso). Ho provato a parlarne con la mia ragazza ma si sente giustamente male e vorrebbe aiutarmi in qualche modo; è disposta a fare tutto per me. Io non so cosa chiederle, non sento nemmeno di avere il diritto per farlo. Dopo aver girato per internet, forse sono riuscito a capire che il mio problema è una leggera Misoginia e in particolare provo ribrezzo per la deflorazione. Inoltre ho notato che questo sentimento non è rivolto solo nei confronti della mia ragazza, infatti, quando sento vicende simili anche di altre ragazze, mi rattristo molto. Non ho coraggio di comunicare con nessuno dei miei conoscenti, sono cose troppo intime. Ho davvero molta paura e sento il bisogno di parlarne con qualcuno. Ho pensato di parlare con un esperto e quando ho visto il suo forum, dove almeno si può comunicare con uno specialista, mi si è aperta una speranza. Dottore per favore mi potrebbe chiarire se è una cosa grave? Nel caso lei mi consigli di parlare con qualcuno mi potrebbe dare delle istruzioni da seguire, anche perché non ho proprio idea di come muovermi. Dottore grazie per aver letto la mia storia e mi scusi per il disturbo.

Risposta del Dott.Zambello:
Get.mo Signor Antares,
la sua é una storia interessante. Dimostra come nella nostra testa si possono costruire "dei mostri" rispetto ai quali, poi, ci sentiamo impotenti, come bambini davanti "all'uomo nero". Certamente il suo disagio, pensiero ossessivo legato alla deflorazione, é il sintomo nevrotico di immagini, fatti, fantasie che si sono stratificate dentro di lei e la cui genesi é per il momento é sconosciuta a lei e tanto più a me. In maniera difensiva, lei riferisce tutto alla gelosia ma, probabilmente non é vero, é solo una difesa. Credo che la via migliore sia la terapia analitica o psicodinamica. Si cerchi, dopo le vacanze, un terapeuta. Lo cerchi fra gli iscritti alla SPI, AIPA o CIPA. Vedrà che ne avrà grossi vantaggi e, non solo nei rapporti con le donne

 N°: 929
 Data: Giovedi
10:49
22.07.2010
Mozilla/4.0 (compatible; MSIE 7.0; Windows NT 5.1; GTB6.5) 87.25.132.90 (host90-132-static.25-87-b.business.telecomitalia.it) FEDE
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SALVE DR ZAMBELLO, VOLEVO CHEDERLE UN PARERE SUL MIO BIMBO. COMPIRA' 3 ANNI A NOVEMBRE E AD OGGI DICE MOLTE PAROLINE, RIPETE QUELLO CHE DICIAMO MA NON FORMULA FRASI (NEANCHE 2 PAROLE INSIEME). PARLA MOLTO DA SOLO MA IN MODO INCOMPRENSIBILE. CAPISCE TUTTO QUELLO CHE DICIAMO QUINDI ESCLUDO UN PROBLEMA DI UDITO. IN PIU' HA IL VIZIO DI DIGRIGNARE I DENTINI , LO FA SIA QUANDO E' FELICE (ES. QUANDO LO COCCOLIAMO) CHE QUANDO SI ARRABBIA. SINCERAMENTE PIU' PASSA IL TEMPO E PIU' LA MIA ANSIA DI SENTIRLO PARLARE CRESCE, SOPRATTTUTO QUANDO VEDO I BIMBI DELLA SUA ETA' CHE SONO MOLTO PIU' AVANTI NEL LINGUAGGIO. SECONDO LEI SI RISOLVERA' CON IL TEMPO, IL PEDIATRA DICE CHE X LA LOGOPEDIA DOVREMMO EVENTUALMENTE ASPETTARE ALMENO I 3 ANNI. GRAZIE.

Risposta del Dott.Zambello:
Gent.ma Fede,
si, credo anche io che non ci sia alcun problema per il suo bambino. Ognuno ha i suoi tempi, nella normalità.
Comunque, se ha motivi di ansia, chieda una visita da un Neuropsichiatra infantile. Vada con il servizio sanitario presso un ospedale dove ci sia il reparto o il servizio di Neuropsichiatria infantile e faccia vedere il suo bambino.
Se si trova a Milano o vicino, lo trova in molti Ospedali universitari, compreso il San Gerardo di Monza, dove c'é un ottimo servizio.

 N°: 928
 Data: Mercoledi
22:00
21.07.2010
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salve, io sto seguendo un percorso di psicoterapia a verona, presso un analista junghiano, da circa sette mesi, e contemporaneamente una terapia farmacologica con cypralex.la terapia è lunga e difficile, e a volte mi sembra di ottenere meno da essa. a volte mi sembra di bloccarmi e non riuscire ad andare avanti, ma il mio analista dice che se la terapia non segue un giusto andamento sarà lui a cercare rimedio e a portarla in una direzione fruttuosa.dice anche di avere pazienza e che "verranno tempi migliori.secondo lei che atteggiamento devo assumere?un altra domanda, avevo in mente di iniziare dei corsi di kundalini yoga.questi sono utili anche ai fini della psicoterapia o la ostacolano?grazie dell eventuale risposta.

Risposta del Dott.Zambello:
Gent.mo Marco,
lo yoga fa bene, e se lei si sente bene, anche la terapia é meno faticosa. Alejandro Jodorowsky paragonava la psicoanalisi alla salita su una " Montagna Sacra". Esagerava, un po' come fa sempre lui, ma dava l'idea. E' un percorso duro, lungo ma, dipende sempre da cosa uno cerca.

 N°: 927
 Data: Mercoledi
01:16
21.07.2010
Mozilla/4.0 (compatible; MSIE 7.0; Windows NT 5.1; .NET CLR 1.1.4322; .NET CLR 2.0.50727) 93.62.187.130 (93-62-187-130.ip23.fastwebnet.it) romolo
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GENTILISSIMO DOTT. ZAMBELLO, GRAZIE PER LE SUE RISPOSTE. IO LE TROVO COSI' ESAURIENTI E PRECISE E DIREI ANCHE MOLTO INTERESSANTI. MI DISPIACE SOLO NON POTERLA LEGGERE DURANTE LE VACANZE ESTIVE, DOMANI PARTO. MI RIFARO' AL MIO RIENTRO, SPERO AVRO' MOLTO DA LEGGERE. LE AUGURO BUONE VACANZE E CHE POSSA TORNARE RITEMPRATO PER AFFRONTARE NUOVE TEMATICHE INTERESSANTI. ANCORA BUON RIPOSO. ROMOLO

Risposta del Dott.Zambello:
Grezie. Buone Vacanze anche a lei Signor Romolo.

 N°: 926
 Data: Sabato
00:08
17.07.2010
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gent.mo dott .Zambello secondo lei potrei defirmi ipocòndriaco io.e vero ho fatto tanti acertamenti per via dei miei sintomi.ho fatto un ecg e risultato a posto.mi son messo in pace.ma dopo un po arrivano di nuovo i sintomi e io vengo a sapere che nn basti solo un ecg per definirsi sano.e quindi mi faccio un ecocardiogramma che risulta nella norma ma mi consigliano anche di fare un holter di 24ore per vedere se si tratta di tachicardia benigna o maligna.e la tachicardia risulta sinusale,.,quindi niente patologia.io da allora non ho nessun dubbio sul mio cuore.i sintomi tachicardia meno ma in un modo generale ci sono.gli esami del sangue di putine non parlano di una patalogia,ma sicome so che ci sono decine di esami specifici e visto che i sintomi ci sono ho ancora dei dubbi sulla mia salute anche se mi e stato detto che si tratta di ansia di una cosa psicologica.secondo lei sono ipocondriaco?faccio questa domanda perche penso che se fossi veramente avrei ancora dei dubbi sul mio cuore(guarda caso che nn ho fatto l'ecg da sforzo che e un altro esame del cuore,ma anzi penso che il mio cuore e sano,e anche quando ho un problema con la tachicardia che a volte e molto forte,penso che qualcos altro dentro di me,me la sta causando sta dando fastidio al cuore.a volte penso anche che il cuore rischierebe di fermarsi ma non do la colpa a lei perche so che lei e sana(il cuore)e a volte quando mi stringe in mezzo al torace,si e vero penso al infarto perche non so se i miei tre vasi principali hanno qualche problema.non ho mai fatto coronarografia e quindi anche se raramente ci penso.ma dopo che mi passa rifleto che sono giovane per avere problemi a coronari.non so lei ne pensa ce il disturbo di ipocondria?grazie

Risposta del Dott.Zambello:
Gent.mo Cosimo,
se lei chiede ad un alcolizzato se si ritiene alcolizzato, la risposta nel 90% dei casi é no. Così per gli ipocondriaci, Ciò vale anche per le altre nevrosi. Si, lei é un classico ipocondriaco che però, per il momento riesce ancora ad auto-contenersi.

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